Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti. Cliccando su “Accetta”, proseguendo la navigazione, accedendo ad un’area del sito o selezionando un qualunque suo elemento, acconsenti all’uso dei cookie.

Accetta

Navigazione contenuti

Contenuti del sito

HORMUZ CHIUSO, SCATTA L’ALLARME ENERGIA

Immagine dell'articolo

La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dei pasdaran iraniani riporta al centro dei mercati globali uno dei nodi energetici più delicati del pianeta. Per imprese, industria e logistica internazionale si tratta di una mossa con potenziali effetti immediati sui prezzi del petrolio e del gas, oltre che sulla stabilità delle catene di approvvigionamento.

Lo stretto rappresenta infatti uno dei principali “colli di bottiglia” dell’energia mondiale. Secondo la Energy Information Administration degli Stati Uniti, si tratta di uno dei passaggi più strategici per il commercio globale di idrocarburi.

Un corridoio chiave per petrolio e gas

Attraverso lo stretto transita circa un quinto del petrolio consumato nel mondo, con una media di circa 20 milioni di barili al giorno. La rotta collega il Golfo Persico ai principali mercati di Asia, Europa e Nord America, diventando una delle arterie energetiche fondamentali dell’economia globale.

Non solo petrolio. Anche il mercato del gas naturale liquefatto dipende in larga parte da questo passaggio. Nel 2024 circa il 20% del commercio mondiale di Gnl ha attraversato Hormuz, in gran parte proveniente dal Qatar, uno dei maggiori esportatori globali.

Più dell’80% delle forniture energetiche che transitano nello stretto è diretto verso i mercati asiatici, rendendo l’area cruciale per l’approvvigionamento energetico del continente.

Chi rischia di più dal blocco

Una chiusura prolungata dello stretto avrebbe ripercussioni immediate soprattutto sulle grandi economie importatrici di energia. Tra i Paesi più esposti figura la Cina, principale destinataria delle esportazioni energetiche iraniane e uno dei maggiori consumatori mondiali di petrolio.

Anche gli Stati Uniti osservano con attenzione la situazione, considerando il peso strategico del passaggio nei flussi energetici globali e nelle dinamiche dei prezzi.

Il paradosso, tuttavia, è che lo stesso Iran dipende in modo significativo da questo corridoio marittimo. Per questo molti analisti ritengono che un blocco duraturo dello stretto rappresenterebbe un rischio economico anche per Teheran, arrivando a definirlo un possibile “suicidio” per il Paese.

Un’arma geopolitica usata da decenni

La minaccia di chiudere Hormuz non è nuova nello scenario geopolitico regionale. Dal 1979, anno della rivoluzione iraniana, Teheran ha minacciato in circa venti occasioni di interrompere il traffico marittimo nello stretto.

Le tensioni sono emerse già durante la guerra tra Iran e Iraq negli anni Ottanta, ma si sono intensificate negli ultimi quindici anni, soprattutto dopo la crisi finanziaria globale del 2008.

Un picco di tensioni si è registrato tra il 2018 e il 2022, quando interessi petroliferi occidentali negli Emirati Arabi Uniti e nelle acque al largo di Abu Dhabi sono stati presi di mira, direttamente o tramite gruppi alleati di Teheran in Iraq e Yemen.

Le alternative via terra restano limitate

Proprio per ridurre la dipendenza da Hormuz, negli ultimi anni alcuni Paesi del Golfo hanno sviluppato rotte alternative per il trasporto di greggio.

L’Arabia Saudita ha ampliato l’uso di oleodotti che collegano i giacimenti del Golfo al Mar Rosso, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno realizzato infrastrutture che permettono di esportare petrolio verso l’Oceano Indiano aggirando lo stretto.

Tuttavia queste alternative hanno capacità limitate: secondo la Energy Information Administration possono trasportare circa 2,6 milioni di barili al giorno, una quantità molto inferiore ai circa 20 milioni che transitano normalmente via mare.

Impatto sui mercati e sulle imprese

Per le imprese energivore, per il settore dei trasporti e per l’industria manifatturiera globale, la chiusura dello stretto rappresenta un potenziale shock sui prezzi dell’energia.

Se il blocco dovesse protrarsi, l’effetto più immediato sarebbe un aumento del prezzo del petrolio e del gas sui mercati internazionali, con ricadute dirette sui costi di produzione, sulla logistica e sull’inflazione energetica a livello globale. Per l’economia mondiale, e in particolare per le economie importatrici di energia, la stabilità dello Stretto di Hormuz resta quindi un fattore decisivo.

05/03/2026

Inserisci un commento

Nessun commento presente

Ultimissime

04 NOV 2026

MORTI SUL LAVORO, QUATTRO VITTIME IN POCHE ORE

Sicurezza ancora emergenza per le imprese italiane

04 NOV 2026

BORSE EUROPEE IN RALLY DOPO IL VOTO AMERICANO: MILANO GUADAGNA IL 2,3%.

Corrono le banche, scendono petrolio e dollaro

03 NOV 2026

DISNEY PREPARA UNA NUOVA ONDATA DI LICENZIAMENTI

Obiettivo ridurre i costi del 20%

03 NOV 2026

Decorare il Natale in ufficio con palline di carta solidali: etica aziendale e sostenibilità

Decorare il Natale in ufficio con palline di carta solidali: etica aziendale e sostenibilità

02 NOV 2026

AIUTI CONTRO IL CARO ENERGIA, FINO A 6 MILIARDI PER LE IMPRESE

Obbligatori gli investimenti green

02 NOV 2026

CONCORDATO PREVENTIVO BIENNALE, SCADE IL TERMINE PER ADERIRE

Opportunità per autonomi e imprese