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CEREALI AI MASSIMI DAL 2022, ALLARME SUI COSTI PER LE IMPRESE

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La crisi nel Mar Nero, la siccità e le tensioni in Medio Oriente alimentano le preoccupazioni sui mercati agricoli. Kaja Kallas avverte del rischio di una “tempesta perfetta” per il sistema alimentare globale, mentre il Codacons segnala possibili aumenti dei prezzi al consumo.

I mercati agricoli internazionali tornano sotto pressione e si riaccende l’allarme sui costi delle materie prime alimentari. I prezzi globali dei cereali hanno raggiunto il livello più alto dal febbraio 2022, secondo quanto riferito dall’Alta rappresentante dell’Unione europea per la politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, intervenuta a Strasburgo durante il dibattito in plenaria sull’escalation nel Mar Nero.

A pesare sul mercato è una combinazione di fattori che rischia di ripercuotersi lungo l’intera filiera agroalimentare: le tensioni geopolitiche, le difficoltà nelle esportazioni ucraine, la siccità in entrambi gli emisferi e le criticità nelle forniture internazionali di fertilizzanti, aggravate dal conflitto in Medio Oriente.

Uno scenario che preoccupa il mondo produttivo, dalla produzione agricola all’industria alimentare, fino alla distribuzione commerciale, con possibili effetti sui costi di approvvigionamento e sui prezzi finali per i consumatori.

La crisi del Mar Nero minaccia le esportazioni ucraine

Nel suo intervento, Kallas ha descritto una situazione particolarmente complessa per il commercio internazionale dei prodotti agricoli. Sebbene le scorte mondiali di cereali siano superiori a quelle del 2022, il sistema alimentare deve affrontare contemporaneamente rischi climatici e geopolitici.

Secondo l’Alta rappresentante Ue, da metà luglio la Russia ha intensificato gli attacchi alle rotte di esportazione dell’Ucraina, provocando perdite stimate in 60 milioni di euro al giorno in entrate da esportazione.

L’Ucraina occupa infatti una posizione strategica nel mercato agricolo internazionale. Come ricordato da Kallas, il Paese rappresenta il 15% delle esportazioni mondiali di mais, il 10% di quelle di grano, tra il 15% e il 20% delle esportazioni di orzo e il 50% delle esportazioni mondiali di olio di girasole.

Circa il 90% di queste merci transita attraverso il corridoio del Mar Nero, una rotta fondamentale per raggiungere i mercati internazionali.

Le difficoltà nei collegamenti marittimi possono quindi ostacolare le consegne, aumentare i costi logistici e alimentare l’incertezza sulle disponibilità future. «Le azioni della Russia rendono più difficile garantire cibo sulle tavole delle persone in tutto il mondo», ha affermato Kallas, invocando una risposta europea forte e unitaria.

Fertilizzanti e siccità aggravano le prospettive

Alle tensioni nel Mar Nero si aggiungono le condizioni climatiche sfavorevoli e le difficoltà nel commercio dei fertilizzanti. La prospettiva di un super El Niño, insieme alla siccità in entrambi gli emisferi, alimenta i timori sulla produzione agricola e sulla capacità di mantenere un equilibrio tra domanda e offerta.

I fertilizzanti costituiscono inoltre una voce importante dei costi sostenuti dagli agricoltori. Eventuali rincari o interruzioni delle forniture possono incidere sulle spese di coltivazione e, in prospettiva, sui prezzi delle produzioni agricole.

Per le imprese della filiera, la combinazione di materie prime più costose, trasporti esposti alle tensioni internazionali e input produttivi sotto pressione rende più difficile programmare acquisti, investimenti e prezzi di vendita.

L’impatto, tuttavia, non è automatico né uniforme: dipende dall’andamento delle quotazioni, dalla disponibilità delle scorte, dai contratti di fornitura e dalla capacità delle aziende di assorbire eventuali aumenti senza trasferirli integralmente sui clienti.

Dal campo agli scaffali, il rischio di nuovi rincari

A lanciare l’allarme sulle possibili conseguenze per i consumatori è anche il Codacons, che segnala il rischio di nuovi aumenti dei prezzi alimentari, dal pane alla carne.

L’aumento delle quotazioni dei cereali può infatti incidere direttamente sui costi di produzione di farine e prodotti da forno. Gli effetti possono raggiungere anche altri comparti: i cereali sono utilizzati nell’alimentazione animale e possono quindi influire sui costi degli allevamenti e, indirettamente, sui prezzi di carne, latte e uova.

Per le aziende alimentari, la sfida consiste nel contenere i costi senza compromettere la competitività. Le imprese di trasformazione devono confrontarsi con l’incertezza dei prezzi delle materie prime, mentre i distributori devono bilanciare le condizioni di acquisto con il potere d’acquisto delle famiglie.

Non è detto che ogni aumento dei prezzi internazionali si traduca immediatamente in un rincaro al dettaglio: entrano in gioco le scorte già acquistate, i tempi di rinnovo dei contratti, i costi energetici e logistici e le strategie commerciali dei diversi operatori.

Sicurezza alimentare e competitività, la sfida per l’Europa

La nuova fase di tensione sui mercati agricoli riporta al centro il tema della sicurezza degli approvvigionamenti. Per l’Unione europea, diversificare le fonti di fornitura, proteggere le rotte commerciali e sostenere la capacità produttiva agricola rappresenta una questione economica oltre che strategica.

Per le imprese italiane, sarà essenziale monitorare l’evoluzione delle quotazioni internazionali e valutare strumenti per ridurre l’esposizione alla volatilità, dalla diversificazione dei fornitori alla pianificazione degli acquisti, fino a una maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse.

Il livello delle scorte mondiali, superiore a quello del 2022 secondo Kallas, costituisce un elemento da considerare nel valutare la situazione. Non elimina però i rischi derivanti da una contemporanea pressione sulle esportazioni, sulle condizioni climatiche e sui fertilizzanti.

La “tempesta perfetta” evocata dalla rappresentante europea descrive proprio questa sovrapposizione di criticità. La sua evoluzione determinerà non soltanto le prospettive del commercio agricolo internazionale, ma anche i margini delle imprese agroalimentari e il costo della spesa per milioni di famiglie.

21/10/2026

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