Secondo l’Istat, nel 2024 l’economia non osservata aumenta dello 0,3% rispetto all’anno precedente, ma la sua incidenza sul prodotto interno lordo scende al 9,9%. Il lavoro irregolare rappresenta la componente più dinamica, mentre diminuiscono le attività illegali e i redditi non dichiarati legati a mance e affitti.
L’economia sommersa continua a rappresentare una delle principali criticità per il sistema produttivo italiano, con conseguenze sulla concorrenza tra imprese, sulle entrate fiscali e sulla tutela dei lavoratori. Nel 2024 il valore complessivo dell’economia non osservata, che comprende principalmente le attività sommerse e quelle illegali, ha raggiunto 218,2 miliardi di euro, registrando un aumento dello 0,3% rispetto al 2023.
Il dato emerge dalle rilevazioni dell’Istat e si inserisce in un quadro caratterizzato da una crescita del Pil a prezzi correnti del 3,2%. Proprio il diverso andamento delle due grandezze determina una riduzione dell’incidenza dell’economia non osservata sul prodotto interno lordo, scesa al 9,9% dal 10,2% dell’anno precedente.
Il calo del peso percentuale sul Pil non corrisponde, tuttavia, a una diminuzione del valore assoluto del fenomeno, che rimane superiore ai 218 miliardi di euro.
Il sommerso raggiunge 198,4 miliardi
La componente principale dell’economia non osservata è costituita dall’economia sommersa, che nel 2024 ha raggiunto un valore di 198,4 miliardi di euro, con un incremento di 800 milioni rispetto all’anno precedente.
Le attività illegali si attestano invece a 19,8 miliardi di euro, in diminuzione dello 0,9%, pari a circa 200 milioni in meno rispetto al 2023.
All’interno del sommerso emergono dinamiche differenti. Il valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare cresce del 3,9%, con un incremento di circa 3,1 miliardi di euro. Al contrario, il valore aggiunto riconducibile alla sotto-dichiarazione registra una flessione dello 0,6%, equivalente a una riduzione di circa 600 milioni.
Ancora più marcata è la contrazione delle altre componenti del sommerso, tra cui mance e fitti non dichiarati, che diminuiscono complessivamente del 13,1%, pari a 1,6 miliardi di euro.
Lavoro irregolare, una sfida per le imprese
Il dato che merita particolare attenzione per il mondo produttivo è la crescita del valore aggiunto legato al lavoro irregolare. Nel 2024 questa componente rappresenta il 36,8% dell’intera economia non osservata, rispetto al 35,5% del 2023, con un aumento di 1,3 punti percentuali.
Il fenomeno ha conseguenze che vanno oltre la perdita di gettito fiscale e contributivo. Per le imprese che rispettano le regole, il ricorso al lavoro irregolare da parte dei concorrenti può tradursi in una forma di competizione distorta, fondata sulla riduzione dei costi attraverso il mancato rispetto degli obblighi contrattuali, previdenziali e assicurativi.
La presenza di rapporti di lavoro non regolari può inoltre compromettere la tutela dei dipendenti, la sicurezza nei luoghi di lavoro e la possibilità di maturare diritti previdenziali.
Per contrastare queste criticità, diventa centrale rafforzare i controlli, promuovere la regolarizzazione dei rapporti di lavoro e sostenere la diffusione di strumenti che semplifichino gli adempimenti amministrativi, soprattutto per le piccole e medie imprese.
Sotto-dichiarazione e attività illegali: cambia la composizione del fenomeno
Nel 2024 il valore aggiunto riconducibile alla sotto-dichiarazione rappresenta il 49,3% dell’economia non osservata, in diminuzione rispetto al 49,7% dell’anno precedente. Questa componente rimane comunque la più consistente e comprende, tra gli altri fenomeni, la mancata o parziale dichiarazione di ricavi e redditi.
Le altre componenti del sommerso scendono invece al 4,9% del totale, dal 5,6% del 2023, in linea con la contrazione registrata per mance e fitti non dichiarati.
Prosegue anche il ridimensionamento del peso delle attività illegali, che nel 2024 rappresentano il 9,1% dell’economia non osservata. La quota è inferiore di un punto percentuale rispetto al 2021 e di 0,1 punti rispetto al 2023.
La composizione del fenomeno evidenzia quindi una maggiore incidenza relativa del lavoro irregolare, mentre diminuisce il peso delle altre componenti. Si tratta di un cambiamento importante per orientare le politiche di contrasto e gli interventi a sostegno della legalità economica.
Legalità e concorrenza, un obiettivo per il sistema produttivo
I dati Istat confermano che l’economia non osservata costituisce una questione strutturale per il sistema produttivo italiano. Anche se la sua incidenza sul Pil è diminuita nel 2024, il valore assoluto rimane elevato e la crescita della componente legata al lavoro irregolare richiede particolare attenzione.
Per le imprese, la diffusione della legalità rappresenta un elemento essenziale per garantire condizioni concorrenziali eque, favorire gli investimenti e promuovere occupazione stabile e tutelata. Allo stesso tempo, politiche efficaci di contrasto devono accompagnarsi a procedure più semplici, incentivi alla regolarizzazione e strumenti capaci di ridurre i costi burocratici per chi opera correttamente.
La sfida consiste nel trasformare la riduzione dell’economia non osservata in un risultato duraturo, sostenendo le aziende regolari e assicurando che il rispetto delle norme non si traduca in uno svantaggio competitivo. Un passaggio decisivo per rafforzare la trasparenza del mercato, la sostenibilità dei conti pubblici e la qualità del lavoro in Italia.
20/10/2026








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