Secondo il rapporto Abi di settembre 2026, i finanziamenti aumentano rispetto all’anno precedente e prosegue la crescita del credito alle aziende. Ma per il biennio 2026-2027 si prevede un lieve peggioramento della qualità dei prestiti, soprattutto per le imprese di medie dimensioni e per il settore delle costruzioni.
Il credito bancario torna a crescere a un ritmo più sostenuto in Italia. A settembre 2026 i prestiti concessi a famiglie e imprese hanno registrato un incremento del 3,7% su base annua, in accelerazione rispetto al +3,5% rilevato ad agosto. È quanto emerge dal rapporto mensile dell’Associazione bancaria italiana (Abi), che segnala la prosecuzione di una fase espansiva iniziata nel marzo 2025.
Per le imprese si tratta del quindicesimo mese consecutivo di crescita dei finanziamenti, mentre per le famiglie la tendenza positiva prosegue da ventuno mesi. I dati indicano un progressivo consolidamento della domanda e dell’offerta di credito, in un contesto che rimane tuttavia esposto alle incertezze geopolitiche e alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime.
Finanziamenti alle imprese in aumento
Nel dettaglio, ad agosto 2026 i prestiti bancari alle imprese sono cresciuti del 4,2% su base annua, mentre quelli destinati alle famiglie hanno segnato un aumento del 2,9%.
Per il sistema produttivo, la disponibilità di finanziamenti rappresenta un elemento importante per sostenere gli investimenti, gestire il capitale circolante e accompagnare i progetti di sviluppo. La crescita dei prestiti può favorire le aziende che intendono ampliare la capacità produttiva, innovare i processi o affrontare nuove opportunità di mercato.
L’andamento positivo dei finanziamenti, tuttavia, non elimina le differenze tra settori e dimensioni aziendali. Le prospettive sulla qualità del credito indicano infatti alcune aree di maggiore vulnerabilità, sulle quali imprese e istituti bancari saranno chiamati a mantenere alta l’attenzione.
Crediti deteriorati, previsto un aumento nel 2026-2027
Secondo le stime dell’outlook Abi-Cerved per il periodo 2026-2028, il tasso di deterioramento del credito alle imprese è destinato ad aumentare gradualmente nel prossimo biennio, per poi registrare una lieve riduzione nel 2028.
Le previsioni indicano un passaggio dal 2,6% del 2025 al 2,8% nel 2026 e al 2,9% nel 2027, prima di scendere al 2,8% nel 2028.
Al momento, precisa l’Abi, i crediti deteriorati netti restano sotto controllo. Ad agosto 2026 ammontavano a 28,2 miliardi di euro, pari all’1,32% del totale dei crediti.
Le maggiori criticità riguardano le imprese di medie dimensioni e il comparto delle costruzioni. Per le prime, il tasso di deterioramento è previsto in crescita dall’1,8% del 2025 al 2,1% nel 2028. Per le aziende delle costruzioni, invece, il valore potrebbe passare dal 2,9% al 3,2% nello stesso periodo.
Le stime richiedono cautela, anche alla luce dell’incertezza legata agli sviluppi geopolitici e ai costi delle materie prime, fattori che possono incidere sui margini aziendali, sulla liquidità e sulla capacità di rimborso dei finanziamenti.
Tassi in lieve aumento per imprese e famiglie
A settembre si è registrato anche un moderato rialzo dei tassi applicati ai nuovi finanziamenti. Il tasso medio sulle nuove operazioni di credito alle imprese è salito al 3,77%, mentre quello sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni ha raggiunto il 3,61%, con un incremento di 0,06 punti percentuali rispetto al mese precedente.
Il costo del credito resta quindi un elemento da considerare nelle decisioni finanziarie delle aziende, soprattutto per quelle che devono sostenere investimenti rilevanti o rifinanziare debiti in scadenza.
Dal lato delle banche, è aumentato anche il costo della raccolta. Il tasso medio sui nuovi depositi con durata prestabilita, come i certificati di deposito e i depositi vincolati, è passato dal 2,43% di agosto al 2,47% di settembre. Il dato risulta superiore al 2,23% registrato nell’area euro ad agosto.
Il rendimento delle nuove emissioni di obbligazioni bancarie a tasso fisso si è attestato al 3,69%, mentre il tasso medio sul totale dei depositi è salito allo 0,73%.
Per i conti correnti, il tasso medio è aumentato lievemente allo 0,36%, rispetto allo 0,33% di agosto. L’Abi ricorda che i conti correnti non hanno una funzione di investimento, ma consentono l’utilizzo di numerosi servizi bancari.
Le sfide per il sistema produttivo
Il quadro delineato dall’Abi combina segnali favorevoli sul fronte dei finanziamenti con elementi di attenzione sul costo del denaro e sulla qualità del credito. La crescita dei prestiti offre alle imprese una possibilità di sostegno finanziario, ma l’evoluzione dei tassi e le prospettive di deterioramento richiedono una gestione prudente delle risorse.
Per le aziende, soprattutto nei comparti più esposti alle oscillazioni dei costi e alle difficoltà di mercato, diventano centrali la pianificazione dei flussi di cassa, il controllo dell’indebitamento e la valutazione della sostenibilità degli investimenti.
Nei prossimi mesi, l’andamento del credito dipenderà anche dall’evoluzione dello scenario economico internazionale. La sfida per banche e imprese sarà accompagnare la crescita dei finanziamenti preservando al tempo stesso l’equilibrio finanziario e la capacità di sostenere lo sviluppo nel medio periodo.
17/10/2026







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