A ottobre l’indice Istat scende a 90,3, mentre migliora leggermente il clima di fiducia delle aziende. A settembre occupazione in lieve calo su base mensile, ma in crescita su base annua. Rallenta l’export verso i mercati extra Ue, mentre aumentano le importazioni.
L’economia italiana si confronta con un quadro caratterizzato da segnali contrastanti: da una parte, la crescente cautela delle famiglie, dall’altra, un moderato miglioramento della fiducia delle imprese, sostenuto soprattutto dai servizi e dalle costruzioni. A delineare questo scenario sono gli ultimi dati diffusi dall’Istat, che fotografano l’andamento della fiducia, del mercato del lavoro e degli scambi commerciali con i Paesi extra Ue.
A ottobre 2026 l’indice di fiducia dei consumatori è sceso a 90,3, rispetto al 91,2 registrato a settembre. Si tratta del livello più basso da settembre 2023, secondo quanto riportato dall’Istituto nazionale di statistica. La flessione segnala un peggioramento delle aspettative delle famiglie, con possibili ripercussioni sulle decisioni di spesa e, di conseguenza, sull’andamento dei consumi interni.
Famiglie più prudenti, migliora la fiducia delle imprese
A pesare maggiormente è il peggioramento del clima economico, passato da 88,0 a 82,9, il livello più basso da aprile 2026. In diminuzione anche il clima corrente, che scende da 90,4 a 88,7. Mostra invece un lieve miglioramento il clima personale, salito da 92,4 a 93,0, mentre quello futuro rimane stabile a 92,3.
Un quadro che evidenzia una maggiore prudenza nei giudizi sulla situazione economica generale, pur in presenza di aspettative personali relativamente più stabili. Per le imprese, l’evoluzione della fiducia dei consumatori rappresenta un indicatore importante: una maggiore cautela delle famiglie può infatti tradursi in minori acquisti, soprattutto nei comparti legati ai beni non essenziali e ai consumi discrezionali.
Sul fronte aziendale, l’indicatore composito del clima di fiducia registra invece un lieve incremento, passando da 95,9 a 96,6. Il miglioramento riguarda soprattutto i servizi di mercato, il cui indice sale da 97,1 a 99,6, e le costruzioni, che passano da 97,5 a 97,8.
Situazione differente per il commercio al dettaglio, dove la fiducia scende da 104,3 a 100,7. Nella manifattura, invece, l’indice rimane stabile a 91,9. I dati restituiscono quindi un sistema produttivo eterogeneo, nel quale alcuni comparti mostrano segnali di tenuta mentre altri risentono maggiormente delle incertezze del contesto economico.
Occupazione, lieve flessione mensile ma crescita annuale
Sul mercato del lavoro, a settembre 2026 gli occupati diminuiscono di 7mila unità rispetto ad agosto, ma aumentano di 198mila rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il numero complessivo degli occupati raggiunge così quota 24 milioni e 328mila.
Il tasso di occupazione nella fascia tra i 15 e i 64 anni rimane stabile al 63,0%, mentre il tasso di disoccupazione si attesta al 6,3%. I disoccupati aumentano di 4mila unità su base mensile e di 117mila su base annua, raggiungendo un milione e 620mila persone.
Parallelamente, gli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuiscono di 3mila unità rispetto ad agosto e di 293mila rispetto a settembre 2025, attestandosi a 12 milioni e 121mila. Un segnale positivo arriva dalla disoccupazione giovanile, che scende al 19,9%.
Per il sistema imprenditoriale, i dati occupazionali indicano una sostanziale tenuta del livello di impiego, accompagnata tuttavia da variazioni mensili che richiedono attenzione. La crescita su base annua costituisce un elemento favorevole, ma l’evoluzione della domanda interna e delle prospettive produttive continuerà a influenzare le scelte delle aziende in materia di assunzioni e investimenti.
Commercio estero, rallenta l’export extra Ue
Indicazioni importanti arrivano anche dall’interscambio commerciale con i mercati esterni all’Unione europea. A settembre le esportazioni registrano una flessione dell’1,3% rispetto al mese precedente, mentre le importazioni aumentano dell’1,4%.
L’incremento degli acquisti dall’estero è legato soprattutto alla crescita delle importazioni di energia, in aumento del 10,9% su base mensile, e di beni intermedi, salite dell’1,6%.
Nel confronto annuo, l’export extra Ue cresce comunque del 5,4%, rallentando sensibilmente rispetto al +16,7% registrato ad agosto. Le importazioni segnano invece un incremento del 6,3% su base annua, con una crescita particolarmente marcata per l’energia, pari al 68,9%. Fa eccezione il comparto dei beni di consumo non durevoli, che registra una contrazione del 40,1%.
Per le imprese italiane, fortemente integrate nelle catene internazionali di approvvigionamento, l’andamento degli scambi commerciali rappresenta un fattore determinante. La crescita delle importazioni energetiche può incidere sui costi di produzione e sulla redditività, mentre il rallentamento delle esportazioni richiede attenzione alle prospettive della domanda sui mercati internazionali.
Competitività e consumi, le sfide per il sistema produttivo
Nel complesso, i dati Istat descrivono un’economia che mantiene alcuni elementi di resilienza, ma nella quale permangono fattori di incertezza. La crescita annuale dell’occupazione e il miglioramento della fiducia nei servizi e nelle costruzioni rappresentano segnali favorevoli. Al tempo stesso, il peggioramento del clima economico tra i consumatori, la flessione mensile dell’export e l’aumento delle importazioni energetiche indicano la presenza di criticità da monitorare.
Per le imprese, la capacità di affrontare questa fase dipenderà anche dall’evoluzione dei consumi, dai costi degli approvvigionamenti e dalla domanda proveniente dall’estero. In questo contesto, investimenti in innovazione, efficienza produttiva e diversificazione dei mercati possono contribuire a rafforzare la competitività e a ridurre l’esposizione alle oscillazioni della congiuntura.
Le prossime rilevazioni saranno importanti per capire se la frenata della fiducia dei consumatori rappresenti una difficoltà temporanea o l’inizio di una fase più prolungata di cautela, con conseguenze sulle strategie commerciali e produttive delle aziende italiane.
29/10/2026







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