Dall’assemblea di Assolombarda la premier rilancia il confronto con Bruxelles sul caro energia, chiede maggiore flessibilità sui conti pubblici e sollecita una revisione del sistema Ets. Al centro anche investimenti, rinnovabili, nucleare e tutela delle filiere produttive.
Il costo dell’energia continua a rappresentare una delle principali sfide per la competitività delle imprese italiane. Per affrontare il problema, secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non sono sufficienti interventi temporanei, ma occorrono soluzioni strutturali capaci di garantire stabilità nel lungo periodo. È questo il messaggio lanciato dalla premier durante l’assemblea di Assolombarda a Milano, dove ha ribadito l’impegno del governo a sostenere il sistema produttivo e a sollecitare nuove misure a livello europeo.
«Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza», ha dichiarato Meloni, ricordando che negli ultimi anni l’esecutivo ha stanziato oltre 60 miliardi di euro per proteggere famiglie e imprese dagli effetti del caro energia.
Energia, confronto con Bruxelles per ridurre i costi
Tra le priorità indicate dalla presidente del Consiglio figura la definizione di un meccanismo per contenere il prezzo del gas utilizzato nella produzione di energia elettrica. Il confronto con la Commissione europea, avviato anche attraverso il decreto bollette, sarebbe in una fase avanzata.
L’obiettivo è ridurre una delle principali voci di costo per le aziende, soprattutto per quelle appartenenti ai comparti industriali a maggiore intensità energetica, che devono confrontarsi con la concorrenza internazionale.
Meloni ha richiamato anche le misure già adottate, dalla riduzione degli oneri in bolletta agli strumenti di gas release ed energy release, oltre agli interventi sui carburanti introdotti durante le fasi di maggiore tensione sui mercati internazionali.
Parallelamente, il governo punta a rafforzare la produzione energetica nazionale. La premier ha sottolineato la crescita della potenza installata da fonti rinnovabili, aumentata di quasi il 40% secondo i dati citati nel suo intervento, e ha rivendicato il rilancio dell’estrazione nazionale di petrolio e gas.
Nel quadro della strategia energetica rientra anche il nucleare. L’obiettivo indicato dall’esecutivo è arrivare alla prima produzione di energia da nuovo nucleare entro il prossimo decennio, proseguendo il lavoro necessario a creare le condizioni per lo sviluppo del settore.
Flessibilità europea per sostenere investimenti e crescita
Un altro passaggio centrale del discorso ha riguardato le regole di bilancio dell’Unione europea. Meloni ha annunciato l’intenzione di riproporre personalmente al Consiglio europeo la richiesta italiana di maggiore flessibilità per affrontare gli effetti economici dell’aumento dell’inflazione.
Le tensioni in Medio Oriente, le difficoltà lungo le rotte del Golfo e l’instabilità del Mar Rosso stanno incidendo sui prezzi dell’energia, delle materie prime e dei trasporti. Dinamiche che, secondo la premier, rischiano di aumentare la spesa pubblica e ridurre le risorse disponibili per altri interventi.
Il problema, ha spiegato, è che una parte della spesa dello Stato si adegua automaticamente all’inflazione, assorbendo margini finanziari che potrebbero essere destinati a investimenti, imprese e crescita.
La richiesta italiana punta quindi a tenere conto delle nuove condizioni economiche nella valutazione dei conti pubblici, evitando che gli effetti di crisi internazionali si traducano in una minore capacità di sostenere il sistema produttivo.
Sistema Ets, il nodo della concorrenza internazionale
Sul fronte industriale, Meloni ha chiesto un cambio di passo anche nella politica energetica europea, indicando il sistema Ets tra i meccanismi da riconsiderare per evitare squilibri competitivi.
Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2 impone un costo alle emissioni dei settori interessati. Secondo la premier, il suo funzionamento può penalizzare le imprese europee rispetto ai concorrenti internazionali che operano in contesti caratterizzati da vincoli ambientali meno stringenti.
Il rischio, ha osservato, è che la chiusura di impianti industriali europei venga seguita dall’importazione di prodotti realizzati altrove con standard ambientali inferiori. Uno scenario che, nella valutazione del governo, comporterebbe una perdita di posti di lavoro e di filiere produttive senza necessariamente determinare una riduzione delle emissioni globali.
Acciaierie, fonderie e impianti chimici sono stati indicati come componenti essenziali dell’autonomia strategica europea. La tutela di queste attività si intreccia con la necessità di mantenere competenze, occupazione e capacità produttiva all’interno del continente.
«Lo Stato deve essere un alleato delle imprese»
Nel suo intervento davanti agli imprenditori di Assolombarda, la presidente del Consiglio ha ribadito la volontà di costruire un rapporto più collaborativo tra istituzioni e sistema produttivo.
«Un’industria che vuole creare ha certamente bisogno di volontà, ma ha anche bisogno di uno Stato che accompagni, che la consideri un alleato», ha affermato Meloni, sostenendo che il compito delle istituzioni debba essere quello di facilitare l’attività economica, anziché ostacolarla con procedure e vincoli eccessivi.
La premier ha riconosciuto la debolezza della crescita italiana, ma ha evidenziato la capacità dell’economia di resistere alle difficoltà internazionali. Per il 2026, ha aggiunto citando i dati dei primi sei mesi dell’anno, la crescita potrebbe arrivare all’1%, in linea con le principali economie europee.
Il messaggio rivolto agli imprenditori è stato quello di continuare a investire, innovare e sviluppare nuove opportunità, facendo affidamento su un contesto istituzionale favorevole alla produzione.
Bilancio Ue, competitività senza penalizzare coesione e agricoltura
La competitività è stata indicata dalla premier anche tra le priorità da sostenere nel prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea. Meloni ha tuttavia escluso che il rafforzamento degli investimenti possa essere perseguito riducendo le risorse destinate alla coesione territoriale e alla politica agricola comune.
Secondo il governo, la crescita industriale europea deve procedere insieme allo sviluppo dei territori e alla tutela delle capacità produttive strategiche, compreso il settore agroalimentare.
In questo contesto si inserisce l’iniziativa degli “Amici della coesione”, il documento promosso dall’Italia e sottoscritto, secondo quanto riferito dalla premier, da 22 Paesi membri su 27.
L’obiettivo è mantenere un equilibrio tra le nuove priorità europee e le politiche che sostengono lo sviluppo economico e sociale degli Stati membri.
Nuovi mercati, l’Africa tra le opportunità per le imprese
Nel suo intervento Meloni ha richiamato infine la necessità di guardare oltre i mercati tradizionali, citando in particolare le opportunità offerte dal continente africano.
L’Africa, ha osservato, è caratterizzata da una popolazione giovane e da prospettive di crescita che potrebbero renderla uno dei mercati più rilevanti dei prossimi decenni. Per le imprese italiane, rafforzare la presenza in quest’area significa ampliare le possibilità di internazionalizzazione e partecipare allo sviluppo di nuove relazioni commerciali.
Dal costo dell’energia alla revisione delle regole europee, fino alla ricerca di nuovi mercati, il messaggio emerso dall’assemblea di Assolombarda è che la competitività industriale richiede un insieme coordinato di interventi. Per il governo, la sfida consiste nel trasformare la gestione delle emergenze in una strategia di lungo periodo, capace di sostenere investimenti, occupazione e capacità produttiva del Paese.
12/10/2026







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