Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, torna a lanciare un allarme che il sistema produttivo conosce bene: il costo dell’energia continua a erodere competitività e quote di industria. Dal palco dell’assemblea nazionale di Noi Moderati, il leader degli industriali ha ribadito una posizione che da mesi accompagna il confronto con il governo.
“Stiamo perdendo pezzi di impresa per colpa dell’energia”, avverte Orsini, sottolineando che in assenza di interventi strutturali, “perderemo un pezzo di industria del Paese”. L’elemento immediato atteso dal mondo produttivo è il decreto sull’energia, ancora in preparazione: “Aspettiamo il decreto e speriamo che si faccia il prima possibile. Stiamo spingendo molto perché arrivi presto”.
Un cerotto su una gamba di legno
Orsini non nasconde tuttavia lo scetticismo sulla possibilità che il provvedimento risolva davvero il problema. Anche con il nuovo decreto, ha osservato, si tratterà “di un pezzo di un cerotto su una gamba di legno”, perché il divario con i costi energetici di Francia e Spagna resterà comunque ampio. Due Paesi che, grazie a mix produttivi più favorevoli e a un diverso assetto di mercato, riescono a garantire alle imprese tariffe decisamente più basse.
Imprese italiane sotto pressione
Per il settore industriale italiano, i costi energetici rappresentano oggi uno dei principali fattori di rallentamento. Le aziende manifatturiere, energivore ma non solo, si trovano a competere con concorrenti europei che godono di condizioni più sostenibili. Un gap che può tradursi in delocalizzazioni, riduzione di capacità produttiva e perdita di investimenti.
La preoccupazione di Confindustria si colloca in un contesto già complesso: rallentamento della domanda globale, tassi di interesse ancora elevati e margini aziendali ridotti. Un combinato disposto che rende urgente – e strategica – una politica energetica più competitiva.
Le imprese chiedono visione di lungo periodo
Il decreto atteso sarà dunque un passaggio necessario, ma non sufficiente. Il mondo produttivo ricorda che servono interventi strutturali, dalla riforma del mercato elettrico agli incentivi per le rinnovabili e per gli investimenti in efficienza, fino al nodo delle infrastrutture energetiche e dei tempi autorizzativi.
Senza una strategia coerente, avverte Orsini, l’Italia rischia di vedere erosione progressiva del proprio patrimonio industriale, un settore che rappresenta il cuore dell’export e dell’occupazione qualificata. Il tempo, sottolinea il presidente di Confindustria, è un fattore sempre più determinante: “Serve agire subito”.
30/11/2025







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