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L’ALGORITMO FRANK E LA GESTIONE DEI RIDER

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La pressione giudiziaria che negli ultimi mesi ha coinvolto le piattaforme di consegna a domicilio come Glovo e Deliveroo ha riacceso l’attenzione su un nodo centrale dell’economia delle piattaforme: gli algoritmi che governano l’organizzazione del lavoro. Al centro del dibattito torna “Frank”, il sistema sviluppato per ottimizzare turni e assegnazione degli ordini ai rider, oggi considerato un caso emblematico di conflitto tra innovazione tecnologica e diritti del lavoro.

Introdotto da Deliveroo intorno al 2017, Frank è un algoritmo basato su machine learning che analizza dati in tempo reale — GPS, tempi di consegna, condizioni meteo e disponibilità dei rider — con l’obiettivo di massimizzare l’efficienza operativa. Secondo stime interne, il sistema avrebbe contribuito a ridurre i tempi di consegna fino al 20%, migliorando l’esperienza dei clienti e l’utilizzo della forza lavoro.

Il funzionamento è fondato su un sistema di ranking: puntualità nel login, velocità di consegna e affidabilità determinano l’accesso agli “slot peak”, le fasce orarie più redditizie. Il rovescio della medaglia è emerso con chiarezza nei tribunali: Frank penalizzava automaticamente le assenze, senza distinguere tra scioperi, malattie o altre cause legittime, producendo effetti discriminatori.

Non a caso, nel 2021 il Tribunale di Bologna ha dichiarato il sistema discriminatorio, accogliendo un ricorso promosso dalla CGIL. La sentenza ha ordinato a Deliveroo di eliminare le penalizzazioni e risarcire i rider esclusi dalla piattaforma per il loro attivismo sindacale, evidenziando anche profili di violazione della privacy e del GDPR. Da qui l’etichetta, diventata di uso comune, di “caporale digitale”.

Curioso anche l’aspetto simbolico del nome. Secondo Deliveroo, Frank sarebbe un riferimento ironico al personaggio interpretato da Danny DeVito nella serie It's Always Sunny in Philadelphia, un modo per “umanizzare” internamente il sistema. Altri osservatori hanno ipotizzato un richiamo a Frank Pasquale, docente alla Brooklyn Law School e autore del saggio The Black Box Society, dedicato proprio al potere opaco degli algoritmi che governano economia e informazione.

Sul fronte industriale, l’attenzione degli inquirenti ha aperto uno scenario nuovo: le piattaforme sono chiamate a negoziare con la Procura su compensi e condizioni di lavoro, con l’alternativa — estrema — di una possibile uscita dal mercato italiano. Non si profila un obbligo generalizzato di assunzione, ma il tema dei “compensi dignitosi” è diventato centrale.

In questo contesto si inserisce il cosiddetto “modello Just Eat”. Just Eat ha scelto una strada diversa, applicando il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione e superando il cottimo a favore del pagamento orario. Oggi i rider percepiscono una base tra i 7,50 e gli 8,50 euro l’ora, con maggiorazioni per festivi e notturni, copertura totale per la malattia, ferie, TFR e assicurazioni Inps-Inail. La piattaforma impiega circa 2.500-3.000 rider, con un’età media di 35 anni, e ha già garantito il rinnovo integrativo fino al 2027, includendo aumenti retributivi, rimborsi chilometrici e premi di risultato.

Per il mondo delle imprese digitali, il caso Frank rappresenta un punto di svolta: l’algoritmo resta uno strumento strategico di efficienza, ma la sua progettazione e governance diventano fattori competitivi tanto quanto il modello di business. La sfida, ora, è dimostrare che tecnologia e diritti possono coesistere senza trasformare l’innovazione in un rischio legale e reputazionale.

27/02/2026

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