L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nelle aziende italiane, cambiando processi, strumenti e modelli di lavoro. Ma mentre l’adozione cresce rapidamente, la formazione dei lavoratori non riesce a tenere lo stesso passo, creando un divario che potrebbe rallentare la trasformazione digitale del sistema produttivo.
È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Osservatorio Look4ward di Intesa Sanpaolo, promosso dalla Luiss, che fotografa lo stato dell’AI nelle imprese italiane.
Un’azienda su tre ha già adottato l’AI
Secondo lo studio, il 31% delle imprese italiane utilizza già soluzioni di intelligenza artificiale, un dato in forte crescita rispetto al 19% registrato nel 2025. Un incremento che conferma come l’AI non sia più una tecnologia “del futuro”, ma una realtà sempre più presente nei processi aziendali.
Dall’automazione delle attività ripetitive all’analisi dei dati, fino al supporto nelle decisioni strategiche, le applicazioni dell’intelligenza artificiale stanno diventando sempre più diffuse anche nelle aziende di piccole e medie dimensioni.
Il problema: competenze ancora insufficienti
Accanto alla crescita tecnologica, però, emerge un nodo cruciale: le competenze.
Solo il 19% delle imprese analizzate ha infatti attivato percorsi strutturati di formazione sull’intelligenza artificiale. Un dato ancora più significativo se si considera che il 46% dei dipendenti non ha ricevuto alcuna formazione specifica sull’uso dell’AI.
Inoltre, quasi la metà delle aziende (circa il 44%) non prevede investimenti formativi nei prossimi due anni. Una scelta che rischia di amplificare il divario tra innovazione tecnologica e preparazione del capitale umano.
Il rapporto parla infatti di un vero e proprio “disallineamento tra l’adozione dell’innovazione e lo sviluppo delle competenze”.
Le imprese tra opportunità e rischi
Lo studio, intitolato “EDUNext – Nuovi scenari per l’Education e le competenze nell’era dell’AI”, ha coinvolto oltre 600 imprese, tra amministratori delegati e responsabili delle risorse umane.
Secondo Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo, l’intelligenza artificiale rappresenta una leva fondamentale non solo per la crescita economica, ma anche per affrontare le sfide demografiche che stanno interessando il Paese.
Un’analisi condivisa anche dal rettore della Luiss Paolo Boccardelli, che richiama però l’attenzione sulla necessità di governare questi cambiamenti. L’AI, infatti, può generare grandi opportunità, ma senza un’adeguata gestione rischia di produrre squilibri e difficoltà nel mondo del lavoro.
Un nuovo equilibrio da costruire
Il quadro che emerge è quello di un sistema produttivo in trasformazione rapida, in cui la tecnologia corre più veloce delle competenze.
Per le imprese italiane la sfida non è più soltanto adottare l’intelligenza artificiale, ma imparare a integrarla in modo efficace, formando persone in grado di utilizzarla e trasformarla in valore.
Il futuro dell’AI nelle aziende italiane, quindi, non dipenderà solo dagli investimenti tecnologici, ma soprattutto dalla capacità di investire sulle persone.
18/06/2026







Inserisci un commento