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CAPORALATO NEL FOOD DELIVERY

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Un nuovo e pesante intervento giudiziario riaccende il dibattito sul modello di business delle piattaforme di food delivery. La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza di Foodinho srl, la società che gestisce in Italia la piattaforma Glovo, ipotizzando il reato di caporalato aggravato ai danni di circa 2mila rider a Milano e 40mila su scala nazionale.

Il provvedimento, eseguito dai Carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, dovrà essere ora vagliato da un giudice per le indagini preliminari entro 10 giorni. Nel frattempo, sul registro degli indagati sono stati iscritti l’amministratore unico della società, lo spagnolo Miquel Oscar Pierre, e la stessa Foodinho ai sensi della normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Retribuzioni sotto la soglia di povertà

Secondo l’accusa, la società avrebbe impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno economico dei lavoratori. In particolare, le indagini parlano di compensi che in alcuni casi sarebbero stati inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e addirittura dell’81,62% sotto i contratti collettivi di settore.

Per la Procura, si tratta di salari in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, che garantisce una retribuzione “proporzionata e sufficiente” a consentire al lavoratore e alla sua famiglia “un’esistenza libera e dignitosa”. Un passaggio che potrebbe avere ricadute rilevanti anche sul piano normativo e contrattuale per l’intero comparto della gig economy.

Le testimonianze dei rider

A rafforzare il quadro accusatorio ci sono le testimonianze raccolte dagli investigatori. I rider hanno raccontato di compensi compresi tra 2,50 e 3,70 euro a consegna, con una media mensile di 800-900 euro a fronte di turni fino a 12 ore al giorno. Un sistema basato su geolocalizzazione costante, controlli tramite app e penalizzazioni in caso di ritardi nelle consegne.

Molti lavoratori, in gran parte stranieri, hanno dichiarato di aver accettato queste condizioni perché in stato di bisogno economico, spesso per sostenere le famiglie nei Paesi d’origine. Un elemento che, secondo la Procura, configurerebbe l’aggravante dello sfruttamento.

Impatto sul settore e sui modelli di piattaforma

Il commissariamento di Glovo rappresenta un segnale forte per l’intero settore del food delivery e, più in generale, per le imprese della piattaforma digitale. Il caso solleva interrogativi cruciali sulla sostenibilità dei modelli di business basati su lavoro autonomo, algoritmi di gestione delle prestazioni e compensi a cottimo.

Per le aziende, la vicenda evidenzia il rischio crescente di interventi giudiziari e reputazionali legati alla gestione della forza lavoro, in un contesto in cui istituzioni e magistratura sembrano orientate a un controllo più stringente sul rispetto dei diritti fondamentali.

In attesa della decisione del gip, il caso Glovo potrebbe segnare un punto di svolta nel rapporto tra piattaforme digitali, lavoro e regolazione, con effetti potenzialmente rilevanti per investitori, manager e policy maker chiamati a ripensare l’equilibrio tra innovazione, competitività e responsabilità sociale d’impresa.

10/02/2026

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