Il Festival di Sanremo perde terreno sul fronte degli ascolti e apre una riflessione che va oltre lo spettacolo, toccando dinamiche industriali e pubblicitarie centrali per il mercato televisivo italiano. La prima serata dell’edizione 2026, condotta da Carlo Conti con Laura Pausini e la partecipazione di Can Yaman, ha raccolto 9 milioni e 600mila telespettatori medi, pari al 58% di share in total audience. Un dato in netto calo rispetto all’esordio del 2025, che aveva registrato 12 milioni 630mila spettatori e il 65,3% di share.
Il confronto è impietoso: tre milioni di spettatori in meno, con una flessione del 24% in termini di audience complessiva. Un segnale che pesa soprattutto se si considera il ruolo di Sanremo come principale volano di ascolti e raccolta pubblicitaria per Rai.
Dal punto di vista storico, l’azienda di servizio pubblico sottolinea però che il risultato resta significativo: in termini percentuali è il quarto miglior debutto dal 1997, anno in cui il Festival condotto da Mike Bongiorno toccò il 58,74%. Meglio hanno fatto solo le ultime tre edizioni: il 65,3% del 2025 (ancora con Conti direttore artistico), il 65,1% del 2024 e il 62,5% del 2023, entrambe sotto la guida di Amadeus.
Il dato più critico, in ottica di mercato, riguarda però la platea complessiva. Come ha spiegato Paolo Lugiato, direttore generale di Auditel, davanti alla televisione l’11 febbraio 2025 c’erano 18 milioni 700mila spettatori, mentre quest’anno il totale è sceso a 16 milioni 100mila: oltre 2,5 milioni in meno. Dei 9,6 milioni che hanno seguito il Festival, 9,3 milioni lo hanno fatto tramite la tv tradizionale, mentre circa 300mila hanno utilizzato altri device, i cosiddetti small screen, anch’essi in forte calo (-30% rispetto al 2025).
Carlo Conti minimizza l’impatto: «Pensavo peggio, mi aspettavo un 55%. Quando ho visto il 58% ero molto contento», ha spiegato, citando la controprogrammazione e il periodo come fattori penalizzanti. «Il Festival sta bene, resta uno dei migliori risultati dal 1997», ha aggiunto, rivendicando insieme ad Amadeus e Claudio Baglioni il lavoro svolto negli ultimi dodici anni.
Dal punto di vista dei target, tutti i segmenti segnano il segno meno. La tenuta maggiore si registra tra i giovani, ma con cali comunque presenti: -0,7% tra i maschi 15-24 anni, -1,9% tra i 25-34enni, fino a -3,1% nella fascia 35-54. Più marcata la flessione tra il pubblico femminile, con riduzioni tra il 5 e il 6%.
Interessanti, come sempre, i picchi di ascolto: il massimo in valori assoluti alle 21.59, con 15 milioni 384mila telespettatori per l’apparizione sul palco di Gianna Pratesi, 105 anni, simbolicamente legata agli 80 anni della Repubblica. Il picco di share è arrivato invece all’1.07, con il 63,9% durante l’esibizione di Leo Gassmann con il brano Naturale.
Secondo Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi, «si tratta di un festival meno attrattivo, che non ha spinto nuovo pubblico davanti alla tv». A dimostrarlo, il fatto che la controprogrammazione abbia beneficiato del calo di Sanremo: diMartedì su La7 ha guadagnato 223mila spettatori, Canale 5 con Io sono Farah ne ha raccolti 803mila in più, Le Iene su Italia 1 ha registrato +319mila, mentre i canali Champions di Sky hanno toccato 1,2 milioni di spettatori grazie alla partita dell’Inter.
Sul fronte advertising, il colpo è più contenuto ma comunque rilevante: i break pubblicitari segnano un -19%, passando da una media di 9,8 milioni della prima serata 2025 ai 7,9 milioni attuali. In valori assoluti, fa notare lo Studio Frasi, la media è stata più bassa solo in poche annate storiche, come il 2008, il 2021 e il 2003.
Gli occhi ora sono puntati sulla seconda serata, tradizionalmente più debole. Se il trend dovesse confermarsi, l’impatto potrebbe riflettersi non solo sull’immagine del Festival, ma anche sulle strategie commerciali della Rai e degli investitori pubblicitari. Conti, con ironia, anticipa già la risposta: «Darei la colpa al direttore artistico». Un modo per sdrammatizzare, mentre il sistema televisivo fa i conti con un pubblico sempre più frammentato e con un evento che, pur restando centrale, non sembra più capace di catalizzare da solo l’attenzione di massa come negli anni recenti.
25/02/2026







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