Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti. Cliccando su “Accetta”, proseguendo la navigazione, accedendo ad un’area del sito o selezionando un qualunque suo elemento, acconsenti all’uso dei cookie.

Accetta

Navigazione contenuti

Contenuti del sito

BIG TECH E IL FISCO ITALIANO: UN LUNGO CAMMINO DI ACCORDI MILIONARI

Immagine dell'articolo

L'Italia continua a stringere accordi milionari con le grandi aziende del web, segnando un importante passo nel garantire una giusta tassazione per le attività svolte nel Paese. L'ultimo protagonista di questa lunga lista è Airbnb, che ha appena pagato la considerevole somma di 576 milioni di euro, diventando così il più recente "sostituto d'imposta".

Questo termine, ormai sempre più familiare nel vocabolario fiscale, si riferisce alle aziende che accettano di trattenere direttamente le imposte per conto del governo. Un'ulteriore conferma della determinazione dell'Agenzia delle Entrate, guidata da Ernesto Maria Ruffini, nel garantire una corretta fiscalità in un mondo digitale sempre più complesso.

Airbnb, tuttavia, è solo l'ultimo capitolo di una lunga storia di accordi milionari tra le big del web e l'Italia. Risalendo al 2015, Apple ha versato 318 milioni di euro al fisco italiano, chiudendo una complessa indagine condotta dal nucleo antifrode e dall'Ufficio Grandi Contribuenti. Un precedente importante a livello internazionale che ha aperto la strada ad altri colossi digitali.

Il 2017 è stato l'anno di Google, con un accordo da oltre 306 milioni di euro, coprendo gli anni fiscali dal 2009 al 2015. La cifra includeva anche un vecchio contenzioso relativo al periodo 2002-2006, coinvolgendo sia Google Italy che Google Ireland. Amazon ha siglato un analogo accordo nel 2017, pagando 100 milioni di euro per gli anni compresi tra il 2011 e il 2015.

Nel 2018, è stata la volta di Facebook, che ha concluso una controversia relativa alle indagini fiscali tra il 2010 e il 2016, versando oltre 100 milioni di euro. Mediolanum, Kering e Ubs hanno seguito l'esempio, pagando rispettivamente 79 milioni, 1,2 miliardi e quasi 102 milioni.

Il 2019 ha visto l'accordo con Netflix, che ha saldato un debito di 55,8 milioni di euro per il quinquennio 2015-2019. Nel febbraio 2022, Exor ha versato oltre 755 milioni di euro, seguito da Booking, che ha recentemente pagato 93,3 milioni di euro di IVA dovuta per gli anni dal 2013 al 2022.

L'adozione del regime One-Stop-Shop (OSS) da parte di Booking evidenzia anche il cambiamento delle strategie aziendali per adeguarsi alle normative fiscali in continua evoluzione.

In conclusione, l'Italia continua a dimostrare la sua ferma volontà di assicurare una corretta tassazione delle grandi multinazionali del web, aprendo la strada a una maggiore trasparenza e responsabilità fiscale nel mondo digitale.

14/12/2023

Inserisci un commento

Nessun commento presente

Ultimissime

02 APR 2026

LAVORO POVERO, IL NODO RESTA

Il 10,2% degli occupati a rischio secondo Istat

02 APR 2026

ENERGIA, PREZZI IN FORTE RIALZO

Petrolio sopra i 110 dollari, gas ai massimi recenti

30 MAR 2026

DAZI USA, LA BCE AVVERTE

Il 95% dei costi ricade su imprese e consumatori americani

30 MAR 2026

POLIZZE ANTI-CATASTROFE, SCADENZA IMMINENTE PER LE IMPRESE

quanto costano a hotel e ristoranti

26 MAR 2026

VIA AL BANDO ISMEA DA 10 MILIONI PER LE IMPRESE AGRICOLE

Trattori più sicuri e moderni

26 MAR 2026

DAZI UE-USA, PRIMO VIA LIBERA DALL’EUROPARLAMENTO

Accordo al 15% ma con clausole di sicurezza per le imprese