Nuovo segnale di continuità da parte dell’OPEC allargata: sette Paesi membri — Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman — hanno annunciato un aumento della produzione di 188 mila barili al giorno a partire da giugno.
La decisione arriva in un momento delicato per il cartello, segnato dall’uscita degli Emirati Arabi Uniti, e rappresenta il terzo incremento consecutivo nel 2026, dopo quelli da oltre 200 mila barili al giorno deliberati nei mesi precedenti.
Un aumento più politico che reale
L’incremento resta, per ora, in gran parte teorico. Le tensioni geopolitiche tra Iran e Stati Uniti continuano infatti a limitare i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo da cui transita circa il 20% del greggio globale.
Le restrizioni logistiche stanno già avendo un impatto tangibile: la produzione complessiva dell’Opec ha registrato un calo del 27,5% a marzo. In questo contesto, solo pochi produttori — in primis l’Arabia Saudita — dispongono di capacità inutilizzata per incrementare rapidamente l’offerta.
Strategia e segnali al mercato
Il prossimo vertice del 7 giugno, in parallelo con il Comitato ministeriale congiunto (JMMC), sarà cruciale per valutare l’evoluzione della domanda e delle tensioni sul lato dell’offerta.
Secondo diversi analisti, la mossa dell’Opec+ ha una forte valenza strategica: da un lato rassicurare i mercati sulla tenuta dell’alleanza nonostante il disimpegno di Abu Dhabi, dall’altro ribadire la capacità del gruppo di influenzare i prezzi in un contesto altamente volatile.
Il nodo Emirati e il piano Adnoc
L’uscita degli Emirati segna una frattura significativa, maturata dopo anni di tensioni sulle quote produttive con Riyadh. Tuttavia, Abu Dhabi accelera sul fronte industriale: Abu Dhabi National Oil Company (Adnoc) ha annunciato 55 miliardi di dollari di investimenti nei prossimi due anni, con l’obiettivo di rafforzare l’intera filiera, dall’upstream al downstream.
Il piano punta ad aumentare la capacità produttiva fino a 5 milioni di barili al giorno nel medio termine, consolidando al contempo la resilienza industriale del Paese, sempre più orientato alla diversificazione economica.
Prezzi e inflazione: i rischi per le imprese
I prezzi del greggio hanno già raggiunto i massimi degli ultimi quattro anni, riflettendo l’assenza di una soluzione diplomatica al conflitto tra Iran e Stati Uniti.
Per le imprese, lo scenario resta complesso:
- rischio di interruzioni nelle forniture
- aumento dei costi energetici
- possibili pressioni inflazionistiche, soprattutto nei Paesi industrializzati
In particolare, eventuali shock su prodotti raffinati come il cherosene potrebbero avere effetti a catena su logistica e trasporti.
Outlook
Più che un reale aumento dell’offerta, la decisione dell’Opec+ appare come un messaggio al mercato: il cartello intende mantenere il controllo in una fase di forte instabilità.
Per le aziende energivore e per l’intero sistema produttivo globale, il vero nodo resta però operativo: finché i colli di bottiglia nello Stretto di Hormuz persisteranno, la disponibilità fisica di greggio continuerà a essere il principale fattore di rischio.
05/05/2026







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