Il contributo degli imprenditori stranieri all’economia italiana continua a crescere. Al 30 giugno 2026, le aziende guidate da cittadini stranieri hanno raggiunto quota 677.188, con un incremento netto di 16.097 attività nei primi sei mesi dell’anno. Si tratta di una componente ormai significativa del sistema produttivo nazionale, che rappresenta circa il 12% delle imprese registrate in Italia.
I dati provengono dal Registro delle Imprese e sono stati elaborati da InfoCamere nell’ambito del progetto Futurae, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali insieme a Unioncamere. Nel periodo compreso tra gennaio e giugno sono state avviate 37.140 nuove imprese, mentre 21.043 hanno cessato l’attività, al netto delle cancellazioni amministrative. Il bilancio complessivo evidenzia quindi una crescita del tessuto imprenditoriale di origine straniera. Quasi otto imprese su dieci, pari al 79%, fanno capo a persone provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea.
Dal punto di vista geografico, la Lombardia si conferma un importante polo di attrazione. Insieme alle altre regioni del Nord Ovest, concentra il 32,7% delle attività straniere presenti sul territorio nazionale. L’area registra anche un aumento dell’1,5% su base annua. Di segno opposto la situazione nel Mezzogiorno, dove si osserva una contrazione del 3,6%, particolarmente evidente in Campania e Calabria.
La distribuzione delle imprese evidenzia differenze anche a livello provinciale. Prato occupa il primo posto per incidenza delle attività guidate da stranieri, che rappresentano il 33,7% del totale locale. Seguono Trieste, con il 20,8%, e Imperia, che raggiunge il 18,8% e supera Firenze nella graduatoria.
Le imprese individuali costituiscono circa il 70% del totale e permettono di analizzare più direttamente le nazionalità dei titolari. Tra le comunità più rappresentate spicca quella marocchina, con 53.364 imprenditori, seguita dalla romena, con 52.541, e dalla cinese, con 50.166. Questi tre gruppi riuniscono complessivamente il 32,4% dei titolari stranieri di imprese individuali. Seguono le comunità albanese, bangladese e pakistana, mentre Egitto, Nigeria e Senegal costituiscono un ulteriore segmento significativo.
Anche le attività economiche mostrano specializzazioni differenti. Gli imprenditori marocchini sono particolarmente presenti nel commercio, con concentrazioni rilevanti nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Messina. I titolari romeni operano soprattutto nel settore delle costruzioni, con presenze importanti nelle aree di Viterbo, Torino e Cremona. Le imprese cinesi si distinguono invece nella manifattura e nei servizi ricreativi: a Prato rappresentano il 67,2% dei titolari stranieri di imprese individuali, mentre a Fermo, nelle Marche, raggiungono il 27,3%.
Il quadro restituisce l’immagine di un’imprenditoria sempre più radicata nel Paese. A confermare questa tendenza contribuisce anche la longevità delle attività: alla fine del 2025, circa il 35% delle imprese guidate da cittadini stranieri risultava operativo da oltre dieci anni. Un dato che evidenzia come una parte consistente di queste realtà non rappresenti un fenomeno temporaneo, ma costituisca ormai una presenza stabile nell’economia italiana.
09/10/2026







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