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MEDICI DI FAMIGLIA, FIRMATO IL NUOVO ACCORDO: 300 MILIONI L’ANNO E PIÙ FLESSIBILITÀ

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Arriva il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale per i medici di medicina generale e porta con sé risorse, regole nuove e potenziali effetti rilevanti sull’intero sistema sanitario, pubblico e convenzionato. Con il via libera definitivo della Conferenza Stato-Regioni entra in vigore l’Acn 2022-2024 che riguarda circa 60mila medici di famiglia e mette in campo 300 milioni di euro annui per gli aumenti retributivi.

Secondo lo studio illustrato dalla Fimmg, l’incremento medio complessivo si avvicina al 6%. Per un medico “massimalista”, con 1.500 assistiti, l’aumento arriva a circa 609 euro lordi al mese. L’accordo consente inoltre di recuperare gli arretrati del triennio, includendo 150 milioni di contribuzione previdenziale riferiti al 2024 e 2025, e apre subito il tavolo per il rinnovo 2025-2027, con l’obiettivo di riallineare tempi e contratti.

Dal punto di vista organizzativo, il nuovo Acn introduce correttivi mirati che incidono anche sull’efficienza del sistema: maggiore flessibilità per i medici neo-genitori, tutele per i professionisti in formazione con incarichi temporanei e un rafforzamento dell’integrazione dei medici di base nelle Case di Comunità. Viene inoltre ribadita l’attenzione all’appropriatezza prescrittiva, tema centrale per il controllo dei costi e la sostenibilità della spesa sanitaria.

Parallelamente, sul piano normativo, Forza Italia ha presentato un disegno di legge che potrebbe avere un impatto significativo sull’offerta di prestazioni sanitarie. Il testo propone l’abolizione del regime di incompatibilità, in vigore dal 1991, consentendo ai medici di famiglia e agli ospedalieri di lavorare, fuori dall’orario ordinario, anche in altre strutture pubbliche o private convenzionate, con ore aggiuntive retribuite.

Secondo i promotori, la misura amplierebbe la capacità produttiva del Servizio sanitario nazionale in una fase di forte carenza di personale. L’ipotesi è che, se anche solo il 20-25% dei medici offrisse alcune ore settimanali in più, si potrebbero generare milioni di prestazioni aggiuntive, con un impatto diretto sulla riduzione delle liste d’attesa.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha definito “anacronistico” l’attuale modello rigido di impiego, sottolineando come una maggiore flessibilità possa rendere il lavoro pubblico più attrattivo, soprattutto per i medici più giovani. Un punto condiviso da parte del sindacato Cimo-Fesmed, mentre altre sigle chiedono che qualsiasi riforma sia accompagnata da una riscrittura complessiva delle regole e dal coinvolgimento diretto dei professionisti.

Tra rinnovo contrattuale e ipotesi di liberalizzazione delle compatibilità, il settore della sanità entra dunque in una fase di trasformazione che non riguarda solo il lavoro medico, ma anche l’organizzazione, la produttività e l’equilibrio economico di un comparto chiave per il Paese.

15/01/2026

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