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AGRICOLTURA ITALIANA LEADER IN EUROPA PER VALORE AGGIUNTO

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L’agricoltura italiana conquista il primato europeo per valore aggiunto, confermandosi un modello unico nel panorama Ue. Nonostante un livello di produzione inferiore rispetto a Francia e Germania, il settore primario nazionale riesce a generare più ricchezza grazie a una strategia fondata su qualità, diversificazione e multifunzionalità. È quanto emerge dall’indagine Nomisma che sarà presentata a Fieragricola, in programma a Veronafiere dal 4 al 7 febbraio, e anticipata oggi dal responsabile dell’area agroalimentare Denis Pantini nel corso di una conferenza stampa al ministero dell’Agricoltura.

I numeri spiegano bene il fenomeno. A fronte di un valore della produzione pari a circa 72 miliardi di euro, contro i 90 miliardi della Francia e i 76 della Germania, l’Italia primeggia per valore aggiunto: oltre 41 miliardi di euro nella media 2024-2025, contro i 32 miliardi dei principali competitor europei. Un risultato che, secondo Nomisma, deriva dalla capacità delle imprese agricole italiane di valorizzare in modo più efficiente il principale fattore produttivo, la terra.

Il valore aggiunto per ettaro in Italia raggiunge infatti quasi 3.500 euro, un dato nettamente superiore a quello di Germania (1.900 euro), Spagna (1.730 euro) e Francia (1.200 euro). Una performance che non si spiega con i volumi, ma con un modello produttivo che va oltre la “mera” produzione primaria, puntando su qualità, distintività territoriale e integrazione delle attività.

Il cuore di questo modello è la multifunzionalità. Agriturismo, vendita diretta, produzione di energie rinnovabili e attività di supporto rappresentano oggi quasi il 20% del valore complessivo della produzione agricola italiana, una quota senza equivalenti nelle altre agricolture europee. Un’evoluzione che ha consentito alle imprese di superare i limiti dimensionali, rafforzare la redditività e diversificare le fonti di reddito, rendendosi più resilienti alle oscillazioni dei mercati e ai rischi climatici.

A questo si aggiunge il peso crescente delle produzioni di qualità legate ai territori. Le filiere Dop e Igp, vera colonna portante del made in Italy agroalimentare, hanno raggiunto un valore alla produzione di quasi 21 miliardi di euro, con una crescita del 25% tra il 2020 e il 2024. Anche su questo fronte l’Italia si conferma leader a livello europeo, dimostrando come l’identità territoriale e la certificazione di qualità siano leve decisive di competitività.

Il quadro che emerge dall’analisi Nomisma è chiaro: in un contesto europeo sempre più competitivo, la forza dell’agricoltura italiana non sta nei grandi numeri, ma nella capacità di creare valore. Un modello che guarda all’impresa agricola non solo come produttrice di beni, ma come attore economico multifunzionale, capace di generare reddito, occupazione e sviluppo sostenibile lungo tutta la filiera.

21/01/2026

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